Adenomiosi: si può finalmente curare con l’embolizzazione

L’adenomiosi è una malattia dell’utero estremamente complessa, maggiormente conosciuta come endometriosi dell’ utero o endometriosi interna.

E’ una malattia esclusivamente benigna e consiste nella presenza di cellule dell’endometrio, cioè quelle cellule che rivestono la cavità interna dell’utero, in sede atipica.

Specificatamente le cellule si trovano all’ interno della muscolatura dell’utero, sede dove invece non dovrebbero essere assolutamente presenti.

A parlarcene è il dottor Tommaso  Lupattelli, interventista vascolare, esperto di questa patologia e del suo trattamento.

Quali sono le principali cause dell’adenomiosi?

Le cause di questa patologia non sono ancora ben note ma, come per il fibroma uterino, altra patologia benigna dell’utero, fortunatamente ha la tendenza a scomparire progressivamente in menopausa.

L’adenomiosi in alcuni casi  può anche associarsi  ad una ispessimento della parete muscolaredell’utero, (detta più propriamente  iperplasia).

Oppure può provocare una vera e propria  massa simil-tumorale ben delimitata  che viene propriamente denominata  adenomioma.

In che età maggiormente si manifesta e come fare per diagnosticarla?

Generalmente la patologia viene diagnosticata in donne con eta’ oltre i 40 anni.

Tuttavia può  insorgere anche molto più precocemente, a volte anche in donne  giovani al di sotto dei 30 anni di età.

Tagli cesareiaborti o numerosi parti sono stati inoltre associati ad una maggiore incidenza di questa patologia.

In alcuni casi, l’adenomiosi è classificata come “silente” proprio perchè sono assenti tutti quei segni e sintomi specifici per questa patologia.

L’unico vero sintomo può essere il sanguinamento che in taluni casi può portare la paziente ad una vera e propria emorragia con dolori pelvici.

Spesso si dolori possono essere severi durante il ciclo mestruale ma anche lontani dal ciclo.

Infine può verificarsi, in casi più compromessi, un vero e proprio ingrossamento del volumedell’utero.

La presenza di questa patologia necessita spesso di un medico esperto in questo campo in grado di riconoscere i segni e i sintomi della patologia.

Aspetto fondamentale per poterla differenziare da altre affezioni che possono mimarne il quadro, soprattutto nelle fasi iniziali.

Saranno poi  esami diagnostici specifici, in primis un’ecografia dell’utero a confermare i sospetti clinici.

In alcuni casi può essere importante integrare lo studio ecografico con un esame di risonanza magnetica.

Quali presidi terapeutici vengono maggiormente utilizzati?     

La terapia ormonale è stata fino ad oggi sicuramente la terapia di scelta.

Nei  casi più severi, quando la terapia medica risultava insufficiente nel controllare i sintomi, veniva preso anche in considerazione l’intervento chirurgico di tipo conservativo.

Questo aveva lo scopo di di rimuovere le isole di adenomiosi di maggiori dimensioni.

La terapia ormonale, soprattutto nelle fasi iniziali della patologia , può comportare una riduzionedella sintomatologia associata.

Però conduce inevitabilmente ad una costante stimolazione del tessuto endometriosicoall’interno della muscolatura dell’utero.

Il risultato di tutto ciò è l’inevitabile peggioramento  progressivo della patologia che, seppur in modo più lento, continua comunque  a progredire.

In verità l’unico intervento realmente efficace e duraturo è stato per moltissimi anni l’asportazione totale dell’utero.

Questo perché la chirurgia di tipo conservativo, limitatamente alla sola rimozionechirurgica dell’isola/e di adenomiosi, nel tentativo di preservare l’organo, mostrava essere  sicuramente complessacruenta.

Oltre che per nulla  scevra da effetti collaterali e recidive.

E purtroppo anche nel breve periodo.

All’inizio del nuovo secolo una nuova tecnica,  l’embolizzazione delle arterie uterine, ha consentito  finalmente di poter  curare questa difficile affezione in modo sicuro .

Con risultati già da subito incoraggianti, sia nel breve,  nel medio e, cosa di non poco rilievo, anche nel lungo periodo.

L’embolizzazione: una nuova rivoluzione nel trattamento dell’adenomiosi

L’embolizzazione  è tecnica di microchirurgia o radiologia interventistica che si è ampiamente affermata in moltissimi organi e per un importante numero di diverse patologie già dalla fine degli anni 70’.

Molte neoplasie sia maligne che benigne possono  ormai essere trattate mediante questa tecnica.

Nell’addome inferiore femminile pelvi,  l’embolizzazione è infatti in grado di curare  con grandissima efficacia e con risultati duraturi patologie spesso molto invalidanti come:

  • la congestione pelvica ( o più comunemente detto varicocele femminile).
  •  il fibroma  uterino ( a volte fibroma uterino e adenomiosi convivono delineando un quadro ben specifico che prende il nome di adenomiomatosi).

Negli Stati Uniti la tecnica di embolizzazione  è da diversi anni riconosciuta come  la tecnica discelta per tutte quelle donne che presentano quadri francamente sintomatici di adenomiosi.

Si può così finalmente scongiurare sia  l’intervento chirurgico conservativo che  l’asportazionedell’utero, ancorapiù invasivo e demolitivo.

Non sono poche le pazienti che, desiderose di avere prole, sono riuscite dopo embolizzazione a mantenere l’utero riuscendo a portare poi a termine una o più gravidanze.

L’embolizzazione delle arterie uterine si esegue in anestesia locale all’inguine.

Qui viene inserito, senza alcun dolore a livello dell’arteria femorale comune, un piccolissimo tubicino chiamato catetere vascolare (delle dimensione della punta di una matita).

Il catetere viene poi veicolato fino alle arterie uterine navigando all’interno dell’albero vascolare.

Una volto giunto a destinazione il radiologo interventista inietta delle minute particelle sferichechiamate propriamente particelle embolizzanti.

saranno queste che andranno a chiudere le ramificazioni delle arterie uterine all’interno delle isole di adenomiosi.

In questo modo il mancato afflusso di sangue alla componete adenomiosica comporterà in breve tempo il suo riassorbimento.

Di conseguenza anche  la cessazione totale dei sintomi associati, in particolare i sanguinamenti e i dolori intramestruali.

La procedura e le casistiche di successo

Nella nostra casistica più dell’85% delle pazienti mostrano una significativa riduzione della sintomatologia.

Percentuale senza ombra di dubbio altissima considerando i risultati fino ad ora ottenuti con le altre terapie.

Nei casi più favorevoli si arriva fino alla totale e definitiva loro scomparsa.

La procedura è rapida e totalmente indolore e richiede un tempo, in mani esperte, che si aggira intorno ai 20-40 minuti.

Richiede tuttavia uno o due giorni di ricovero perchè il post operatorio deve essere necessariamente gestito con alcuni  farmaci.

Indispensabili per prevenire  sia dolori che spasmi a livello pelvico, in particolare nelle prime 12 ore dopo l’intervento.

Finita la degenza ospedaliera la paziente torna tranquillamente a tutte le sue attività quotidiane, e soprattutto ad una vita normale.

Il tutto nello spazio di pochissimi giorni anche perchè non presenta alcun taglio nè punto di sutura all’inguine e in addome.

In accordo alla letteratura scientifica internazionale, in caso di adenomiosi la tecnica di embolizzazione dovrebbe essere sempre altamente presa in considerazione.

Specialmente per quelle pazienti in cui la terapia medica  non ha mostrato una significativa riduzione della sintomatologia.

[Fonte DossierSalute.com]

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